Le BR? Un ribellismo inutile. Lo Stato borghese va abbattuto, non terrorizzato

Ieri è stato imbrattato il monumento che ricorda le vittime dell’agguato di via Fani, quando quarant’anni fa fu rapito dalle Brigate Rosse il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Sulla stele, che ricorda i nomi dei cinque uomini della scorta dello statista uccisi dai terroristi, è stata dipinta la sigla BR con il colore rosso.

Nel romanzo ucronico “Se Mira, se Kim” scritto da Andrea Marsiletti (acquistabile su Amazon), ambientato nel 2021 in un’Italia che diventa stalinista a seguito la rivoluzione scoppiata in reazione all’assassinio di Togliatti nel 1948 , il giudizio sulle BR è severo: “Negli anni ‘70 e ‘80 la Polizia segreta risolse alla radice il problema del ribellismo delle Brigate Rosse, un riflusso trotskista che si rivelò incapace di coinvolgere le masse proletarie. Il PCI prese nettamente le distanze dai terroristi: “Sono dei rivoluzionari a parole, che non capiscono cos’è la vera rivoluzione. Fosse dipeso dalla ‘purezza’ di questi opportunisti di ultrasinistra oggi in Italia ci sarebbero ancora i democristiani! Noi non c’entriamo nulla col terrorismo. La storia comunista è una storia di rivoluzionari, non di terroristi. L’attentato terroristico è un atto individuale, non collettivo. Lo Stato borghese va abbattuto, non terrorizzato.” Alcuni giornali ipotizzarono che le BR fossero degli infiltrati a libro paga della CIA per destabilizzare l’Italia popolare: “Non ci sono assassini in Paradiso.