La Polizia segreta nell’Italia stalinista

Il romanzo ucronico “Se Mira, se Kim” (clicca qui per acquistarlo)  è ambientato nel 2021 in un’Italia stalinista alleata della Corea del Nord del Maresciallo Kim Jong Un.

L’Italia diventò una Repubblica popolare a seguito della Rivoluzione che scoppiò nel 1948 in conseguenza dell’uccisione in un attentato del segretario nazionale del PCI Palmiro Togliatti.

La Polizia segreta è molto efficiente nell’Italia stalinista. Nel libro vi è un capitolo dedicato al suo funzionamento, di cui si riportano alcuni stralci.

[…] La Polizia segreta italiana è un apparato speciale delle forze militari con la funzione di difendere le conquiste rivoluzionarie. Il suo emblema è uno scudo sormontato da una spada: lo scudo per proteggere la Rivoluzione, la spada per colpire i suoi nemici.

Risponde direttamente agli ordini del Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo. In alcuni casi di urgente necessità di contrasto alle opposizioni clandestine, essa è dispensata dal concordare le proprie attività e ha la facoltà di agire in autonomia e con più ampi poteri rispetto ai Carabinieri, persino esentata dall’obbligo del rispetto pedissequo dell’ordinamento giuridico. Ha il compito di monitorare i comportamenti politici scorretti di tutti i cittadini italiani, condurre indagini per identificare agitatori e dissenzienti, disincentivare le aggregazioni sovversive.

Dispone di una fitta rete di informatori selezionati per la loro lealtà allo Stato; di norma vengono arruolati figli di membri ed ex membri della stessa. Durante gli anni della Guerra Fredda la Polizia segreta della Germania Est, la Stasi, fu la più capillare tra quelle dei Paesi del Patto di Varsavia potendo contare su una spia ogni 60 abitanti. In Italia tale rapporto è pari a 1 a 150.

Subito dopo la rivoluzione il Governo italiano dispose la creazione della Polizia segreta come un’istituzione provvisoria, che avrebbe dovuto operare solo per il tempo necessario a stabilizzare la vittoria e soffocare ogni rigurgito controrivoluzionario. Si riteneva che, passato il periodo transitorio, quel corpo di Polizia non sarebbe stato più indispensabile perché il vento rivoluzionario avrebbe spirato incontrastato dalle Alpi allo Stretto di Messina.

Già nella metà del 1949 ogni ostilità alla nuova Repubblica popolare era stata schiacciata e i responsabili delle cellule controrivoluzionarie condannati. Scioperanti, dissidenti e bande criminali furono debellati. Lo Stato dispose che mafiosi, camorristi, ‘ndranghetisti venissero fucilati nelle piazze direttamente dai famigliari delle vittime. Per loro non ci fu alcuna compassione: vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede. Se oggi le spiagge del Sud dell’Italia sono la meta estiva preferita dagli europei è merito dell’ordine che assicurarono quelle esecuzioni.

Fino ai primi anni ‘50 ogni tanto riemersero qua e là deboli opposizioni al comunismo. Senza un centro che li coordinasse, i tentativi di sabotaggio esprimevano una rivolta di singoli o di ristretti gruppi e furono repressi agevolmente. Ciononostante il Governo decise di istituire la Polizia segreta in modo definitivo, “perché la democrazia proletaria, come ogni potere statale, non può non possedere forze di polizia. In regime di democrazia borghese la polizia serve a opprimere il proletariato e a difendere il portafoglio della borghesia. La polizia proletaria, al contrario, ha il compito di proteggere gli interessi della classe proletaria nella lotta contro la borghesia” dichiarò Secchia al Comitato Centrale del Partito.

“La borghesia fa credere di tenere la sua polizia ‘fuori dalla politica’, quando in realtà ne fa lo strumento della sua politica criminale col pretesto di difendere ‘l’interesse nazionale’. Essa cerca in ogni modo di separare la polizia dal popolo. Nella Repubblica popolare italiana sarà tutto differente. Lo Stato favorirà la fusione della polizia con il popolo: la polizia e gli operai verranno istruiti nelle stesse scuole, seguiranno gli stessi corsi, parteciperanno insieme alle manifestazioni. In molte occasioni gli operai affideranno le loro bandiere rosse alla polizia e viceversa. Il potere comunista può lottare con successo contro i suoi nemici solo grazie all’unione fra la polizia e il proletariato rivoluzionario. Più la classe operaia sarà solidale con la polizia e viceversa, più saremo forti.”

Negli anni ‘70 e ‘80 la Polizia segreta risolse alla radice il problema del ribellismo delle Brigate Rosse, un riflusso trotskista che si rivelò incapace di coinvolgere le masse proletarie. Il PCI prese nettamente le distanze dai terroristi: “Sono dei rivoluzionari a parole, che non capiscono cos’è la vera rivoluzione. Fosse dipeso dalla ‘purezza’ di questi opportunisti di ultrasinistra oggi in Italia ci sarebbero ancora i democristiani! Noi non c’entriamo nulla col terrorismo. La storia comunista è una storia di rivoluzionari, non di terroristi. L’attentato terroristico è un atto individuale, non collettivo. Lo Stato borghese va abbattuto, non terrorizzato.” Alcuni giornali ipotizzarono che le BR fossero degli infiltrati a libro paga della CIA per destabilizzare l’Italia popolare: “Non ci sono assassini in Paradiso.”

Nel tempo la Polizia segreta è divenuta sempre più autorevole. La sua capacità di assicurare la certezza della pena ne fa una garanzia per il popolo e un incubo per i suoi nemici. Questi ultimi vengono puniti in modo maggioritario con la privazione della posizione lavorativa. Non di rado, una volta espiata la pena, l’ex sovversivo viene integrato come informatore. I casi di maggiore gravità vengono condannati a morte.

L’ala più radicale della Polizia segreta si ispira a Louis Antoine de Saint-Just, uno dei più convinti sostenitori della linea dura durante la rivoluzione francese. Saint- Just era il fedelissimo compagno visionario di Robespierre nel Comitato di Salute Pubblica. Apprezzato per il suo sacro furore, apologeta del Terrore, si meritò l’appellativo di “Arcangelo della Morte” quando disse a Robespierre: “Maximilien, smettiamola di riempire le carceri, cominciamo a riempire i cimiteri.” Fu un incorruttibile pubblico accusatore che fece approvare le nuove leggi rivoluzionarie: “D’ora in poi saranno gli accusati a dover dimostrare la loro innocenza” diceva alle “tricoteuse” che cucivano la maglia per non perdere il posto in prima fila davanti alla ghigliottina. Proprio in onore di Louis Antoine de Saint-Just questa frangia della Polizia segreta si fa chiamare LASJ. La sola pronuncia dell’acronimo incute rispetto nel popolo e induce a comportamenti conformi all’ideologia e alle disposizioni del partito.

La Polizia segreta è impegnata anche in attività antiterroristiche col risultato che all’interno dei confini italiani non si è mai verificato un attentato. La sua efficienza è a tal punto riconosciuta che lo Stato Vaticano si avvalse dei suoi servigi in occasione del Giubileo di Roma. Essa garantì uno svolgimento della procedura religiosa senza neppure l’esplosione di un petardo.

La presenza capillare di carabinieri, esercito e polizia segreta, unita alla videosorveglianza palmo a palmo del territorio h.24, rende l’Italia il Paese più sicuro al mondo dopo la Corea del Nord, pressochè privo di agitatori, ladri, truffatori, molestatori, prostitute e tossici. I bambini possono giocare in strada e le donne passeggiare nei parchi fino a notte fonda in totale sicurezza. […]