Kim Jong Un in visita in Italia

Kim Jong Un ha visitato non solo la Cina ma anche l’Italia. E in particolare Parma, la città nella quale nel 1948 scoppiò la rivoluzione comunista che portò alla nascita della Repubblica popolare italiana.

E’ questa la realtà del romanzo ucronico “Se Mira, se Kim” di Andrea Marsiletti ambientato nel 2021 in un’Italia stalinista alleata della Corea del Nord (acquista il libro!).

Il libro è in lettura presso l’ambasciata nordcoreana a Roma perchè l’autore ha espresso il desiderio di poter pubblicare una prefazione del Maresciallo Kim Jong Un alla ristampa del libro.

Nel capitolo 15 è descritta la visita italiana del Grande Maresciallo della Corea del Nord:

“Il 25 febbraio 2013 è stato il giorno della visita a Parma del Leader Supremo della Repubblica popolare di Corea, il Grande Maresciallo Kim Jong Un, per celebrare il 65° anniversario della Rivoluzione Italiana che scoppiò proprio nella città emiliana.
Kim Jong Un sbarcò all’aeroporto Giuseppe Verdi guidando egli stesso il velivolo affiancato in cabina di pilotaggio dal comandante. L’aereo presidenziale è la punta di diamante della compagnia di bandiera Air Koryo con tavoli in puro legno di ciliegio coreano, strumentazione ad altissima tecnologia, difese antimissile e macchinari medici.
Una spettacolare coreografia diede il benvenuto al Comandante Supremo: prima di atterrare l’apparecchio passò sotto un arcobaleno rosso che era stato inciso in cielo dalle scie della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori.
Per l’occasione sui bordi della pista furono installati dei faretti blu e lungo l’asse dei led rossi per riprodurre i colori della bandiera nordcoreana. Le stelle rosse su disco bianco dipinte sull’asfalto completarono la rappresentazione scenica.
Sopra alla copertura del terminal vennero collocate le gigantografie dei Leader Kim Il Sung e Kim Jong Il illuminate da fari che, incrociando i banchi di nebbia e le gocce di pioggia, creavano un’atmosfera mistica.
A ricevere Kim Jong Un mentre calcava per la prima volta il suolo italiano c’erano le massime autorità del Partito Comunista Italiano e il sindaco di Parma Massimo Rutigliano.
Erano mesi che Rutigliano si preparava a quell’incontro irripetibile e si interrogava su quali fossero le parole giuste da pronunciare davanti al Grande Maresciallo.
Aveva letto “I Promessi Sposi” e conosceva la brutta esperienza del sarto del villaggio. Questi è un personaggio minore che offre ospitalità a Lucia. A differenza della maggioranza dei suoi contemporanei, il sarto sa leggere e ha studiato alcuni libri e si compiace nell’esibire la sua cultura. Il destino gli offre la possibilità di dare sfoggio delle conoscenze acquisite e rispondere in modo confacente ai ringraziamenti del Cardinale Borromeo. Sciupa l’occasione quando dalla sua bocca non esce di meglio che un banale “Si figuri!” Quell’essersi fatto cogliere impreparato sarà per lui motivo di rammarico per tutta la vita (“e quante volte, tornandoci sopra e rimettendosi col pensiero in quella circostanza, gli venivano in mente, quasi per dispetto, parole che tutte sarebbero state meglio di quell’insulso si figuri!”).
Rutigliano aveva giurato a se stesso che non avrebbe commesso l’errore del sarto. Per settimane fece mente locale su cosa dire al cospetto del Leader nordcoreano. Non poteva ripetere i saluti ideologici di benvenuto che erano di competenza di chi lo precedeva nella gerarchia del partito. Doveva inventarsi qualcosa di originale e ciò richiedeva coraggio.
Il giorno prima consultò le previsioni meteo: era annunciata pioggia.
Quando strinse la mano a Kim Jong Un, Rutigliano citò i Doors: “Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime.”
L’interprete tradusse la frase a Kim Jong Un. Questi guardò il cielo e diede un buffetto sulla guancia del sindaco.
Rutigliano interpretò quel gesto come un apprezzamento.
Nell’istante in cui ricambiava il sorriso, il suo pensiero finì al sarto e si compiacque di non saper cucire.
La delegazione nordcoreana salì su una flotta nera di ammiraglie Lancia Thema messa a disposizione dal Governo italiano ornata con le bandiere della Corea del Nord e dell’Italia.
Il protocollo della permanenza a Parma di Kim Jong Un prevedeva la visita ai due primari dipartimenti economici del partito (l’Unione Parmense degli Industriali e Legacoop) e poi alle eccellenze industriali cittadine (la Pizzarotti che opera nel settore delle costruzioni, la Barilla che produce pasta e l’azienda farmaceutica Chiesi), oltre che alla Proges, la più grande cooperativa della provincia.
Kim Jong Un era sempre circondato da generali nordcoreani che prendevano appunti sopra taccuini tutti uguali, attentissimi a non lasciarsi sfuggire nemmeno uno dei consigli del Grande Maresciallo.
L’unico giornalista italiano ammesso al suo seguito fu Andrea Marsiletti, direttore di ParmaDaily.it, il giornale online del partito locale che viene tradotto in lingua inglese per propagandare i successi dell’Italia popolare tra i parmigiani all’estero. Gli fu concessa l’esclusiva per premiare la sua osservanza ideologica e perché essa fosse assunta a esempio da imitare per tutti i colleghi. Qualche mese prima Marsiletti era stato insignito del titolo di “giornalista del Popolo”. Per lui mai una sbavatura, mai una parola di troppo, mai una smentita o rettifica da parte del Partito. “Bisogna essere schierati dalla parte delle masse. Quello che il Popolo dice essere giusto è giusto” ricorda sempre alla sua redazione. “Se uno scritto non è rivolto al Popolo e animato dalla politica del Partito è un’espressione artistica personale, più o meno narcisistica, fine a se stessa.”
“Cercate sempre di essere obiettivi, mai imparziali.” È con questo motto che il direttore educa le giovani generazioni che frequentano le sue lezioni universitarie. La delegazione nordcoreana si diresse verso Piazza della Rivoluzione, sfilando davanti all’Ospedale Maggiore, all’Ospedale Vecchio, alla statua del Partigiano, all’ex monumento a Filippo Corridoni riconvertito a milite ignoto a seguito dell’accusa di fascismo contro di lui.
Per l’occasione tanto le vie del centro quanto delle frazioni erano state impreziosite da lastre del rarissimo marmo rosso di Castelpoggio di Carrara sulle quali furono scolpiti i nomi delle strade.
Negli angoli delle strade dove era previsto il passaggio di Kim Jong Un furono collocati altoparlanti che suonavano canzoni di lotta, “Bella Ciao” e “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori. In alcuni punti si udivano le musiche di Giuseppe Verdi.
L’imponente dispiegamento di forze dell’ordine lungo la carreggiata non impedì ai parmigiani di vedere da vicino il Leader nordcoreano e di salutarlo, chi esponendo drappi comunisti dalle finestre, chi gettando fiori dai balconi, chi indossando un foulard tricolore, chi alzando il pugno chiuso al cielo, chi esponendo cartelloni riportanti
citazioni di Gramsci quali “Odio gli indifferenti. Vivere vuol dire essere partigiani”, “Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza”, “La disciplina è un elemento necessario di ordine democratico, di libertà”, “Ogni movimento rivoluzionario è romantico, per definizione”.
Alla vista dell’ammiraglia del Grande Maresciallo, una donna sì svestì e rimase in mutandine e reggiseno rossi.
Riuscì ad aggirare la sicurezza e ad avvicinarsi a pochi metri da Kim Jong Un. Una guardia del corpo la scambiò per un’attentatrice ed estrasse la pistola per spararle. Il Leader nordcoreano alzò il braccio e intimò al militare di abbassare l’arma. Fece fermare l’auto. Guardò la donna con indulgenza. Capì che era solo una compagna stravagante
e le salvò la vita.
Quell’episodio fu un fuoriprogramma isolato perché l’organizzazione fu perfetta. L’arrivo a Parma di Kim Jong Un era stato preceduto da quello dell’élite del Dipartimento per la Sicurezza di Stato nordcoreano che svolse un’accurata attività di controspionaggio. Il lavoro dell’intelligence era stato coadiuvato dalla Polizia italiana che aveva bonificato l’area arrestando un centinaio di individui sospetti che sarebbero stati rilasciati alla partenza della delegazione nordcoreana.
Kim Jong Un fu accolto in piazza da tremila persone invitate dalle autorità ad assistere alla manifestazione.
Davanti al Palazzo del municipio fu installato il palco d’onore sul quale salirono i massimi rappresentanti del Partito e del Governo. I capi di Stato e gli ambasciatori dei Paesi socialisti occupavano una posizione più o meno centrale in base al loro grado di lealtà all’Italia. Di fianco ai rappresentanti della Corea del Nord, Cina, Cuba, Bielorussia, Mongolia, Vietnam e Repubblica della Kampuchea c’era quello della Transnistria.
L’Italia è stata l’unica nazione (insieme alle due regioni separatiste della Georgia, l’Abkhazia e l’Ossezia) che ha riconosciuto l’autoproclamata Repubblica di Transnistria come indipendente de iure (e non solo de facto) dopo che nel 1990 si staccò unilateralmente dalla Moldavia istituendo un governo autonomo. Scoppiò una guerra civile che vide le armate dell’ex Unione Sovietica sostenere i separatisti. Si arrivò a una tregua, mai a una pace e tantomeno al riconoscimento da parte dei Paesi membri dell’ONU che continuano a reputare questa striscia di terra di 3.500 km2 facente parte della Moldavia. Oggi i confini della Transnistria sono difesi dall’esercito russo.
La polizia locale porta le divise sovietiche, i servizi segreti hanno mantenuto il nome KGB, unico caso in tutta l’area ex URSS. La moneta è il rublo transnistriano. Sui colori rossi e verdi della bandiera sventola la falce e il martello.
Nella capitale Tiraspol campeggiano statue di Lenin, ci sono i soviet e tutta la simbologia marxista-leninista.
Ai piedi del palco di Kim Jong Un erano stati ammessi alcuni ambasciatori dei Paesi capitalisti che avevano chiesto di partecipare.
L’ingresso nella piazza dell’auto presidenziale fu scandito da colpi di cannone mentre i militari issavano le bandiere nordcoreana e italiana. L’Orchestra del Teatro del Popolo suonò gli inni nazionali, a cui seguì l’interpretazione della canzone folk Arirang, l’inno non ufficiale della Corea unita, durante la quale vennero liberate in cielo delle colombe bianche.
Kim Jong Un salì sul palco sulle note dell’Internazionale con dietro un enorme pannello colorato col verde della speranza, col bianco del candore degli ideali e col rosso del sangue dei rivoluzionari.
Invitato dal Capo del Governo Italiano a prendere la parola, il Leader nordcoreano pronunciò il suo discorso:
“Cari compagni, sono qui insieme a voi per festeggiare il 65° anniversario della Rivoluzione italiana con l’orgoglio tipico dei vincitori che hanno posato una pietra miliare nella storia. Nel ringraziarvi per avermi invitato nella vostra splendida città, porto alle Autorità, ai militari e ai civili presenti i saluti e la vicinanza di tutto il popolo nordcoreano, dell’esercito popolare e dei due Soli dello Juche, il Grande Leader Kim Il Sung e il Grande Generale Kim Jong Il. Oggi celebriamo tutti gli eroi della Resistenza Antifascista italiana, da Guido Picelli a Pietro Secchia. Siamo al vostro fianco: l’audacia di questi padri rivoluzionari appartiene a tutto il campo socialista e, quindi, pure a noi.
Il contributo dell’Italia alla costruzione del Socialismo e della pace è indiscutibile e riconosciuto dal nostro Popolo.
Se stiamo vivendo un tempo nel quale l’imperialismo si indebolisce e si decompone, il merito è anche della dignità e della grandiosità che state dimostrando da sessantacinque anni.
Le meravigliose parate dei militari e dei civili a cui ho assistito questa mattina hanno fatto tremare il mondo come l’esplosione di una bomba nucleare e confermato che nulla può fermare l’avanzata impetuosa del Socialismo.”
Partirono applausi fragorosi, che solo il Capo del Governo italiano riuscì a placare con un gesto placido della mano.
“Ma, nonostante i grandi risultati raggiunti, dobbiamo continuare a guardare avanti. Non possiamo accontentarci e dobbiamo operare perché il popolo goda di un ancora più alto livello di civiltà. Migliorare la vita dei cittadini è la nostra missione prioritaria. Il Popolo dovrebbe stare seduto su cuscini d’oro. La Corea si sta meritando il futuro luminoso dello Juche nel quale le masse sono gli unici artefici dello sviluppo della nazione all’interno di un’economia socialista indipendente.
Senza che la gente sia conquistata dalle idee socialiste, il potere socialista non può né mantenersi né assolvere alle sue funzioni. Non è possibile erigere il socialismo detenendo semplicemente il potere statale e i mezzi di produzione. L’edificazione economica è impossibile senza la trasformazione dell’essere umano in soggetto rivoluzionario attivo. La rivoluzione si fa attraverso l’uomo, e l’uomo deve forgiare, giorno dopo giorno, il suo spirito rivoluzionario. L’ideologia è il motore della rivoluzione e ogni settore della popolazione e dei militari ne deve essere imbevuto.
È necessario, quindi, intensificare il lavoro politico di divulgazione e agitazione. Ogni mezzo di comunicazione di massa disponibile (giornali, web, televisioni, manifesti, libri, opere d’arte, cinema, letteratura, architettura) deve essere utilizzato per convogliare sul popolo l’etica e gli obiettivi del partito. Il Festival lirico di Giuseppe Verdi, ad esempio, non deve essere solo un vanto della città di Parma e dell’Italia bensì uno strumento di propaganda per tutto il campo socialista. Così come lo devono essere le vostre eminenze alimentari. Penso al Prosciutto di Parma, al formaggio Parmigiano Reggiano, al culatello di Zibello.”
L’entusiasmo della gente interruppe ancora una volta l’orazione di Kim Jong Un che, impassibile, fa segno di smorzare la foga: “Il livello di straordinario benessere che stiamo garantendo ai nostri popoli va difeso preservando, senza cedimenti, la purezza dell’ideologia.
Bisogna condurre una battaglia senza quartiere contro il revisionismo, che è il cancro del socialismo. Il revisionismo
è l’ideologia borghese all’interno del campo del proletariato che lavora ideologicamente e praticamente per sabotare la lotta di classe. Nei regimi capitalisti l’obiettivo dei revisionisti è illudere le masse attraverso l’abbandono della lotta di classe e rimpiazzarla con la collaborazione con la borghesia. Nei Paesi socialisti l’obiettivo dei revisionisti è invertire il corso della lotta di classe e agire per distruggere i rapporti di produzione socialisti e reintrodurre quelli capitalisti. In pratica restaurare il capitalismo laddove si stava instaurando il Socialismo. La differenza tra i revisionismi e le altre ideologie borghesi è che i revisionisti agiscono in nome del socialismo e del proletariato, o del popolo. Per questo sono più pericolosi e vanno combattuti senza pietà. Mentre onoriamo pieni di speranza questo anniversario italiano, auguro a tutti voi e alle vostre famiglie salute e prosperità.
Viva il grande Popolo coreano! Viva il grande Popolo italiano! Viva Parma capitale della Rivoluzione!”
Un lungo e caloroso applauso si levò in cielo.
Il Capo del Governo ringraziò Kim Jong Un per la sua visita. Poi passò il microfono al sindaco Rutigliano. Questi non si aspettava di dover parlare e fu colto alla sprovvista.
Fece uno sforzo immenso per raccogliere i pensieri… non gli venne fuori altro che l’infingarda frase “Oggi è una grande giornata per Parma”. Appena finì di pronunciare quelle parole Rutigliano alzò la testa al cielo, chiuse gli occhi e riuscì a stento a trattenersi dal bestemmiare più per paura di essere arrestato per credenza religiosa che per buona educazione.
La maledizione del sarto aveva colpito ancora.”

 


 

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“Se Mira, se Kim” è un romanzo ucronico ambientato nel 2021 in un’Italia che è diventata stalinista dopo la Rivoluzione del 1948 ed è alleata della Corea del Nord del Grande Maresciallo Kim Jong Un. Nel contesto di una storia alternativa, il libro è un viaggio nelle ideologie Juche e marxista-leninista e racconta ciò che è stato ed è il Socialismo nel mondo reale.

Sinossi (descrizione)Autore (Andrea Marsiletti)